Venafro: incendio Monte Santa Croce, bilancio pesante
5 novembre 2011VENAFRO - Un bilancio pesante, quello registrato a seguito dell’incendio che dall’altro pomeriggio ha interessato il Monte Santa Croce di Venafro, proprio nella zona che sovrasta il Castello Pandone, e che solo nella tarda mattinata di ieri è stato estinto. Due ettari di uliveti, due di vegetazione incolta, 5mila metri di boschi e altrettanti di pascoli sono andati letteralmente in fumo.
Devastati dalla furia improvvisa delle fiamme. Erano circa le 16 quando è giunta la prima richiesta di soccorso all’attenzione del comando provinciale dei vigili del fuoco di Isernia Una squadra è partita alla volta di Venafro per dare avvio alle operazioni di spegnimento. A dare supporto all’attività dei pompieri, anche uomini e mezzi del Corpo Forestale e della Protezione Civile. Per ore i soccorritori hanno profuso il proprio impegno onde arginare il rogo, ma considerata la natura impervia dell’area il lavoro è stato fortemente rallentato. Da terra era, infatti, impossibile raggiungere le zone nevralgiche, in cui le fiamme erano particolarmente violente ed alte. E il calar della sera non ha aiutato le operazioni. È stato chiesto, sin da subito, l’intervento di mezzi aerei, ma con l’oscurità è stato impossibile procedere al decollo. Ed ecco che l’attività di vigili del fuoco, forestale e protezione civile è andata avanti fino alle 23, per poi riprendere alle prime luci dell’alba di ieri. Intorno alle 9.30 si sono levati in cielo due canadair ed hanno effettuato complessivamente 14 lanci. Solo in questo modo le lingue di fuoco sono state definitivamente spente. Gli agenti della Forestale hanno poi proceduto alle operazioni di bonifica della zona, ma tale attività è risultata particolarmente complicata e delicata a causa della presenza in loco di diversi residuati bellici. Ora si indaga per risalire alle cause del rogo. Perdono peso le ipotesi che imputavano la possibile origine dell’incendio alla distrazione di un contadino o a un fenomeno di autocombustione. Mentre si fa strada l’idea dell’origine dolosa. Dietro il disastro del Monte Santa Croce forse la mano di un piromane.
Alessandra Decini






